BIOPOLIMORFISMO |
Forse c’è ancora ma di sicuro, una volta,
c’era Cannellone, uomo tutto d’un pezzo e con le idee palesemente assai
chiare...
Un giorno, cigolando il cancello semiautomatico che
regolava il flusso dei passanti all’interno del residence in cui viveva,
scomodò il Presidente della Camera dei Ministri affinché venisse adottato un
piano di pronto intervento civile che istituisse una guardia giurata per ogni
cancello del paese, al fine di evitare cigolii molesti.
Era necessariamente una di quelle persone che nella
vita calcolano tutto, e di tutto fanno esasperate questioni, sanno tutto di ogni
cosa, e di ogni cosa vogliono la perfezione totale, uno di quelli che
impediscono all’erba di sbordare dalle aiole, ai fiori di perdere petali... A
tal fine in effetti aveva proposto un referendum affinché il piano di pronto
intervento prenarrato, provvedesse anche a raccogliere petali di fiori in
appassimento, foglie di alberi in caduta libera e, già che si stava in ballo,
anche il polline girovagante l’aria, prima che tutto ciò potesse toccare il
suolo e quindi lordarlo.
Un autentico incasinatore dell’umanità:
impossibile stargli accanto più che qualche nanosecondo!!!
Al mattino nel radersi con un affilatissimo e
precisissimo rasoio laser con elementi di titanio, raccoglieva tutta la peluria
depilata in un raccoglitore per la raccolta differenziata dei peli rasati, da
non confondersi con quello per la raccolta dei peli sottoascellari piuttosto che
da quello per la raccolta delle unghie neotagliate, diviso in tre ripartizioni:
unghie semplici, unghie sporche ed unghie incarnite.
Tralasciando i dettagli relativi la pulizia anale a
seguito delle secrezioni relative, è curioso anche il sistema da egli adottato
per l’impiego multiuso di stuzzicadenti usati, grazie ad un efficace sistema
di lavaggio, disinfezione e temperatura dello stecco con conseguente raccolta
dei trucioli dispersi che vengono poi rimpastati per ottenere assi portanti per
la costruzione di ottovolanti ciclopici.
Un pozzo di scienza e cultura in grado di affermare
le proprie qualità ovunque, contagiare il popolo, la gente, chiunque gli si
avvicini. Veramente un
esempio di perfetto meticolosismo e di ottimizzata essenza del buon vivere nel
rispetto e nel calcolo di tutto e tutti, tu compreso.
Infiniti titoli di studio, lauree e diplomi
pressoché di ogni cosa, facoltà o materia.
Un pozzo di scienza ma anche un essere garbato,
educato, che tende al bene altrui prodigandosi in infinite opere di insegnamento
ed addestramento, illustrando a chiunque il meglio per ottenere il meglio anche
dal più peggio. Bello a vedersi, semplicemente perfetto.
Forte di questa sua talentuosa personalità, il
Cannellone teneva un grosso cesto, detto il Cesto delle Occasioni.
Si trattava di un grosso contenitore in giunco
colorato aromatizzato al fior di fragola, contenente (ma senza colonnello)
numerose palline dipinte di nero, aromatizzate all’aceto... Ogni qualvolta
avesse commesso un errore, una mancanza, non avesse affrontato un dettaglio di
realtà con il massimo della tempestività od efficacia, ne avrebbe tolta una e,
se un giorno le palline avessero mai dovuto esaurirsi, si sarebbe tolto la vita,
in quanto avrebbe dimostrato a sé stesso ed al mondo un eccesso di
imperfezione. E’ evidente che
questo rischio non si poneva, in quanto il suo essere era talmente saldo e
fortemente preciso, che il rischio di errore non era neanche impercettibilmente
ipotizzabile, e in effetti il Cesto delle Occasioni era sempre, da sempre, colmo
sino all’orlo di palline di aceto nero.
E questa era anche una sua grossa vanteria: al
Cannellone piaceva guardare spesso il suo cesto sempre pieno, dimostrazione che
il suo perfezionismo non concedeva nulla all’errore, neppure involontario, e
tutto era sotto il continuo e costante controllo del suo esercizio, delle sue
attentissime attenzioni.
Passo’ quindi un giorno, di giorno, a ottimizzare
la propria salute polmonare joggizzando su una spiaggia deserta, autentico
spettacolo di prestanza atletica, fisica e biomolecologica.
Correndo con ritmo perfetto e cadenze sopraffine, sviluppava una battuta
plantare dei piedi sontuosamente liberi da calli, verruche, peli superflui ed
odori molesti, semplicemente perfetta; la gestualità sportiva del suo corpo
esprimeva una suprema ideologia dell’anatomia umana, il suo respiro
metricamente cadenzato era un inno all’inspirazione ed espirazione polmonare,
muscoli e tendini si contraevano ed estendevano con un superbo altalenarsi di
elastiche contrazioni e senzatrazioni.
Qualcuno, nel vederlo, avrebbe per certo esclamato:
-
Caspitello caspitino, ma che atleta sopraffino
Caspitino caspitello che prestanza da modello...
Caspitaccia caspitona che salute proprio buona
Caspituzzo caspitazzo ma che pezzo d’un ragazzo! –
Dopodiché trattandosi di una spiaggia deserta le
siddette esclamazioni venivano semplicemente presupposte da chi, come me, sta
spremendosi le meningi per cavare fuori la storiella...
Sicché
passo dopo passo, incedere dopo incedere nella
salubre ginnastica mattutina, il Cannellone giunse al fine del proprio ciclo
ginnico e si dedico’ alle altre sane abitudini quotidiane tra cui:
meditazione strascendentale secondo i paradigmi
spagosofici del 700 europeo, contemplazione del proprio io attraverso la lettura
interiore del proprio essere e non di quello altrui, aerobica, anaerobica e
ginnastica anale a seguito della quale approfondito esame delle relative feci e
del liquido orinale, prelievo e campionatura del sangue con relative diagnosi,
controllo della vista udito olfatto e sensi vari, colazione ricca e proteica
nonché vitaminica e integratrice di zuccheri primari e secondari, preghiere sul
genere Ave Prozia e Padre Nastro, previsione del tempo per la giornata,
l’indomani e i relativi prossimi 25 anni, pressione altimetrica e barometrica
in assetto costante e variabile, e in effetti moltissimi altri test e
consuetudini per la propria perfetta salute generale.
Nel volgere lo sguardo fiero verso l’orizzonte,
si perdeva nello scrutare le onde, il nascere all’orizzonte, il loro lento e
maestoso avanzare verso la riva, il loro infrangersi, la cresta spumosa che
ribollendo e brillando si arrotolava su se stessa frantumandosi sulla scogliera,
vaporizzandosi in spruzzi e schizzi che riflettevano l’arcobaleno.
Nel riempirsi
di tanta bellezza penso’ che per perfezionare la propria perfezione
avrebbe in effetti dovuto riuscire anche a lui di profondere tanta possanza e
significanza all’infuori di se’ e che comunque anche lui avrebbe dovuto
provare l’ebbrezza di infrangersi su uno scoglio per riflettere i colori del
sole e per prorompere la propria grandezza...
Decise di organizzarsi per farlo...
Dopo aver nuotato qualche dozzina di ore in
direzione dell’orizzonte si sarebbe in realtà dovuto chiedere a che distanza
si sarebbe trovato, all’incirca, l’orizzonte, e forse avrebbe potuto evitare
la ricerca di un traguardo impossibile a destinarsi... Nuoto’ infatti ancora
varie quindicine di mezzore senza porsi dubbio alcuno, anche perché non sapendo
cosa fosse un dubbio non avrebbe qualsivoglia potuto porselo...
-
Appena
giungo all’orizzonte mi abbandono sul mare e vado spumeggiante verso gli
scogli, ad infrangermi con fragore! -
E nuoto’....
Giunse infatti, ma non all’orizzonte bensì alla
sponda opposta del mare, vide la costa, le rive, le spiagge e gli scogli, ma non
poté attuare il proprio desiderio, in quanto non era partito dall’orizzonte.
Si sedette pensoso sulla sponda opposta,
dedicandosi ad un sapiente riposo adagiato sulla candida e tiepida ghiaia,
guardo’ nuovamente il mare e si rese conto che non avrebbe potuto fare ciò
che desiderava...
Le onde partivano dal limpido confine tra le acque
e il cielo, ma lui non ci era riuscito!
Accompagnato da un inedito senso di leggera
confusione dovette cedere alle evidenze e, rientrato nella propria dimora,
distrusse una pallina di aceto nero.
-
Poco male,
pensò, ce ne sono ancora moltissime, e questo e’ solamente un episodio non
ripetibile –
E in effetti ebbe poco a ripetersi, anzi, più che
altro fu buon esempio e buon metodo di analisi e riflessione per nuove
cognizioni del proprio essere, cosi’ nacquero valutazioni veramente
significative alle già perfette (o quasi?) abitudini
e tendenze del Cannellone.
Cosi’ ecco comparire geniali novità nel
quotidiano di tutti i giorni, nonché importanti e determinanti idee, progetti e
fatti a migliorare il presunto perfetto del proprio insieme.
Al mattino un gallo, collegato ad una gallina, dava
la sveglia con tanto di benvenuto diurno e ovetto tiepido, al chicchirichire del
gallo un prelibato meccanismo separava i componenti dell’ovetto triturando
perlosì il guscio in particelle successivamente reimpiegate per la costruzione
di silos antiatomici...
Nel frattempo sgorgava acqua tiepida dai rubinetti
di casa e un sistema di lavaggio automatico provvedeva alla pulizia generale
delle parti complesse, tra cui retropalpebre e zona interna dello sfintere,
nonché di quelle meno complesse come viso, mani piedi e capelli,
successivamente pettinati da un pettinatore elettronico e spazzolati da uno
spazzolatore alimentato dal riciclo dell’acqua sporca, dopodiché asciugati e
messi in piega da una asciugomessinpiegatrice aggiornata in tempo reale con i più
attuali criteri dell’alta moda sulle acconciature.
Importante quindi notare come ogni abito predisposto per tempo all’uso
mattutino, perfettamente stirato ammorbidito, profumato e decontaminato da
eventuali radiazioni nucleari e tossine microbatteriche, venisse indossato
grazie ad un ingegnoso indossatore alimentato dal fetore della biancheria usata
e dalla decomposizione degli scarti organici dello stesso Cannellone, per poi
concludere la fase di sveglia con un rapido ma totale aggiornamento dei fatti
del giorno grazie alla lettura simultanea di tutti i quotidiani del mondo di cui
egli era abbonato, e dalla visione di tutti i TG e Radiotg mondiali grazie alla
propria centrale di ricezione globale di qualsivoglia radio e televisione del
mondo.
Per non parlare della sua nuova bicicletta dotata di ogni buon comfort: dal salotto per gli ospiti alla toilette per signori e signore, nonché a quella per maschi e femmine.
E il casco per la moto, in grado di convertire le
particelle di smog presenti nell’aria stradale in pura aria ionizzata
d’oltralpe...
E il portafogli, in grado di convertire
sistematicamente qualsivoglia banconota in valuta locale?
E le stringhe autoannodanti per le scarpe?
E le scarpe con doppia suola per salite discese?
E il cappelloautomassaggiante il cuoio capelluto
con analisi continua della salute di ogni singolo capello, del coefficiente di
caduta generale capace anche di provvedere grazie ad un sensore ottico interno a
dare, quando ne sia il caso, una spuntatina ?
L’ineccepibilità era la sua regola e il tempo
trascorse un po’ sin quando, nella salubre brezza del mattino, incontrò
mentre ritmava un cadenzato passo di footing, un bambino che raccoglieva
conchiglie lungo la rena… fece una pausa stimata in 2 minuti e 43 secondi e 5
decimi per chiedere al fanciullo cosa stesse facendo
-
Non lo vedi,
vecchio mammalucco ? Raccolgo le conchiglie ! –
Rispose, educatamente, il simpatico marmocchio
Dopo aver stimato la direzione del vento grazie
alle sue sopracciglia tattili e quantificato l’umidità dell’aria grazie
alle funzioni igrometriche dei peli pettorali, il Cannellone replicò:
-
E’ un
passatempo molto interessante… posso aiutarti a perfezionarlo ? –
-
-
Lasciami in
beata pace brutto bambascione… e stai zitto, chè devo ascoltare il rumore del
mare –
Così simpaticamente
replicando, il ragazzino pose una grossa conchiglia all’orecchio, e sembrò
perdersi in una melodica armonia di suoni
Il Cannellone,
incuriosito, si avvicinò per ascoltare anch’egli ma il bimbo, infastidito, lo
allontanò
Il tempo di break era
scaduto, così riprese la propria corsa mattutina ma il calcolo dell’incedere
dei propri passi rispetto all’angolazione del piede in incidenza sulla sabbia
rapportato all’asse di curvatura terrestre in concomitanza del calcolo della
marea era diventato impreciso, in quanto visibilmente deconcentrato
dall’episodio appena accadutogli.
Capitò così di
inciampare in un grosso conchiglione rotolando al suolo e insabbiandosi di
conseguenza la perfetta delineatura del viso… un incidente!
Cosa mai vista, né
capitata… come aveva potuto distrarsi, deconcentrarsi, perdere tempo e ritmo
nella perfetta cadenzatura della sua corsetta?
Pensò gravemente che
questo errore avrebbe costato una nuova pallina di aceto nero, la seconda… e
questo stava per demoralizzarlo oltremodo senonchè, rimirando la conchiglia in
cui era appena inciampato, provò l’immediata necessità di replicare
l’atteggiamento del bambino, la portò verso il sontuoso orecchio sinistro e
rimase stupefatto da ciò che sentiva: il rumore del mare, il fragore delle
onde, l’immensità delle acque sembrava racchiusa nel minuscolo spazio interno
di quel guscio arrotolato senza particolare logica geometrica. Ascoltò ancora,
e lo spazio interno della conchiglia sembrava moltiplicarsi all’infinito
trasmettendo il senso della grandezza delle cose, il boato del tempo, il
silenzio dell’abisso, il sussurrato bagliore del sole che sorge e che
tramonta, l’acqua, la pioggia, il cielo, l’arcobaleno, le nuvole e le stelle
sembravano parlare dal nulla…
Qualcosa di più grande
ed intenso sembrava sfidarlo nuovamente… sempre lui, il mare, un frutto del
mare, la sua imponenza, il senso di orizzonte senza fine e moto interminabile,
una nuova sfida, un nuovo modo di migliorare, di vincerla, la rivincita…
finalmente!
Cercò di replicare quel
mondo di suoni ed atmosfere racchiuso nella conchiglia gonfiando il petto ed
inspirando circa 2,3 litri d’aria balsamica, protese le braccia verso il cielo
perfettamente perpendicolari all’orbita della terra intorno al sole, curvò la
schiena in avanti al fine di creare un coseno interno esattamente pari a quello
relativo la stratosfera in rapporto alla ionosfera, gonfiò i muscoli immettendo
una forza di 56,45 Joules al secondo, spostò la carotide verso l’alto di un
numero di millimetri pari al logaritmo del peso specifico del titanio fratto il
numero di molecole componenti una cellula di zanna di elefante, spiccando quindi
un salto di 48 centimetri meno la differenza tra la distanza in parsec della
terra dalla prima supernova e la velocità di propagazione di un fulmine
all’interno di una massa gassosa, aprì la bocca emettendo un suono possente e
roboante che tuonò intorno con magnifica potenza e possanza…
-
Ci sono
riuscito, come sempre! –
Esclamo tra sé e sé con scontato compiacimento…
In quella, alle sue spalle, un gregge di pecore nere corse quasi impazzito verso
l’acqua, tuffandosi in mare.
Un fenomeno raro, quasi
unico… ma mentre contemplava questo strano episodio, il bambino gli tornò
appresso redarguendolo:
-
Tu non sei
il mare, non puoi essere, fare, competere con qualcosa di immenso e grande che
appartiene alla grandezza del mondo, di tutti noi, non sei nulla confronto alla
grandezza di una grande cosa, la tua arroganza ti porterà a consumare il tempo
della tua vita, in una inutile sfida persa in partenza… -
Perdere… la sfida…
una sfida… una sconfitta … ???
Non erano assolutamente
pensieri in grado di coesistere nelle molecole cerebrali del
Cannellone senza provocare una tempesta di contraddizioni e stimoli violenti, alla rivalsa, alla supremazia, all’affermazione di sé al mondo e sul mondo, su ogni parte di ogni cosa, ogni parte del mondo, sul mare, in quanto parte del mondo, parte di una sfida, quell’unica sfida che lo aveva piegato, ad oggi, già ben due volte
Cominciò dignitosamente
con l’assolvere il suo debito, lanciando al mare la seconda pallina di aceto
nero dalla sua cesta…. Ma il bambino intervenne nuovamente…
-
Devi
lanciarne un’altra, perché hai cercato di imitare il rumore del mare e hai
solamente prodotto il suono di un richiamo per le pecore! –
Amara constatazione …
la sconfitta stava bruciando in duplice maniera … e partì così anche la
terza pallina, cancellata dai flutti, dalla schiuma delle onde che la
squagliarono in pochi istanti
Ci fu un breve attimo di
silenzio e riflessione, in cui il poderoso umano si sentì pervadere da un
malcelato senso di incognita difficoltà, un alone impercettibile di insicurezza
e impotenza… da cui cercò di reagire, a cui si impose di contrapporre la
propria determinazione per vincere questo unico ostacolo mai incontrato nella
sua inappuntabile esistenza
Si tuffò quindi con
grande determinazione contro la cresta delle onde più alte, trapassandole con
grande precisione da parte a parte, atterrando nell’acqua spumeggiante con una
perfetta carpiatura del dorso avvitato sull’area lombo-sacrale, penetrando
l’acqua che ribolliva sulla risacca e inarcandosi perfettamente al fine di
rendersi idrodinamico al massimo livello… le onde si infrangevano sulla riva,
sabbiosa a tratti, in parte irta di scogli tappezzati di frutti, alghe,
molluschi, piccoli crostacei dalle mille zampe che camminavano incerti tra gusci
di cozze e filamenti vegetali, tra stelle di mare e granchiolini trasparenti,
quasi evanescenti… il sole si infuocava riflettendosi sulle mille frangie
della superficie accarezzata dal vento senza barriere, brillavano i mille raggi
che via via si disperdevano tra cielo e mare creando un’unica armonia di
colori, raggi di mare, onde del cielo, nuvole arricciate e sfilacciate che
fondevano i colori del mondo nel dipinto del tramonto, accompagnati dal battito
d’ali di un gabbiano solitario, dal frenetico rincorrersi di mille tremolii
luccicanti e palpitanti, sopra e sotto, mentre la terra diventava tutt’uno, il
cielo e il mare, lo spazio e gli abissi in una sola fusione di insiemi, di parti
dell’infinito che armonicamente guidavano il tempo e i frammenti del tempo
verso l’argento della notte, verso quella parentesi di sogni, silenzio,
abbandono che accompagna ogni essere al richiamo del riposo e dell’amore…
In questo silenzio
perdiamo ogni traccia di uno sconosciuto resto decomposto reso su una spiaggia
lontana, mesi, anni dopo… corroso dalla salsedine e dal freddo, dal sole, cibo
per parti di un ecosistema marino, dissolto in brandelli di plancton e bocconi
succulenti per pesci notturni, indefinibile insieme di avanzo organico,
scheletro di se stesso, del nulla, del nulla che viveva dentro di sé, che lo
riempiva, lo alimentava, lo condannava….
Il mare cala lentamente
la marea verso il tardo giorno di un qualunque momento, nel morbido ripetersi di
un dolce sciabordio piccole onde lambiscono la sabbia dorata, fine e calda, dove
l’impronta di un bambino che torna verso casa si dissolve poco a poco,
granello di sabbia dopo granello di sabbia, ricomponendo un tracciato eterno
come la storia della vita, un mosaico fatto di infiniti tasselli composti e
guidati da un unico progetto di insieme, dall’armonia della vita, del mondo,
della terra, dello spazio, del tempo… nessuna sfida, nessuna distinzione, un
unico insieme di mondi congiunti e realtà interfacciate nel grande,
indivisibile progetto, di vita…